L’adenoma tiroideo è la neoplasia benigna più frequente della tiroide. Si sviluppa a partire da una proliferazione localizzata delle cellule tiroidee ed è separato dal restante tessuto della ghiandola da una capsula fibrosa ben definita.
Colpisce prevalentemente il sesso femminile, con un rapporto di circa 7 donne per ogni uomo, e si manifesta soprattutto in età adulta.
Nella maggior parte dei casi l’adenoma è benigno e non altera la funzione della tiroide. Più raramente, però, può diventare autonomamente funzionante e produrre un eccesso di ormoni tiroidei: in questo caso si parla di adenoma tossico o Morbo di Plummer.
Cos’è l’adenoma tossico?
L’adenoma tossico è un nodulo tiroideo che produce ormoni in maniera autonoma, senza rispondere ai normali meccanismi di controllo dell’organismo.
Questa condizione può determinare una forma di ipertiroidismo con conseguente aumento dell’attività metabolica e comparsa di sintomi caratteristici.
A differenza dei noduli presenti nel gozzo multinodulare, l’adenoma è generalmente:
- unico;
- ben delimitato;
- di forma tondeggiante;
- circondato da una capsula fibrosa.
Adenoma tiroideo e rischio di malignità
Sebbene l’adenoma sia una lesione benigna, circa il 10% dei casi può essere sede di trasformazioni patologiche che richiedono approfondimenti diagnostici.
Per questo motivo è importante eseguire:
- visite endocrinologiche periodiche;
- controlli ecografici nel tempo;
- eventuali approfondimenti diagnostici quando indicati dallo specialista.
Il follow-up ecografico rappresenta uno strumento fondamentale per monitorarne l’evoluzione.
Come si presenta all’ecografia e alla scintigrafia?
L’Ecografia tiroidea permette di valutare:
- dimensioni del nodulo;
- struttura interna;
- margini;
- eventuali modificazioni nel tempo.
Gli adenomi possono andare incontro a fenomeni degenerativi quali:
- emorragie interne;
- aree di edema cronico;
- alterazioni della regione centrale del nodulo.
Dal punto di vista della Scintigrafia tiroidea, la maggior parte degli adenomi risulta “fredda”, cioè caratterizzata da una ridotta captazione del radiofarmaco.
Più raramente il nodulo può apparire “caldo”, indicando una produzione autonoma di ormoni tiroidei.
Sintomi dell’adenoma tiroideo
Nella maggior parte dei casi l’adenoma cresce molto lentamente e rimane asintomatico per anni.
Quando aumenta di volume può provocare sintomi da compressione delle strutture del collo, tra cui:
- sensazione di corpo estraneo;
- difficoltà nella deglutizione (disfagia);
- fastidio o tensione cervicale;
- alterazioni della voce;
- difficoltà respiratoria nei casi più avanzati.
Morbo di Plummer: sintomi dell’adenoma tossico
Quando l’adenoma diventa autonomamente funzionante può causare una condizione di tireotossicosi, con sintomi simili a quelli dell’Ipertiroidismo.
I disturbi più frequenti comprendono:
- tachicardia;
- palpitazioni;
- aritmie cardiache;
- nervosismo;
- irritabilità;
- perdita di peso;
- intolleranza al caldo;
- aumento della sudorazione.
Differenza tra Morbo di Plummer e Morbo di Basedow
L’adenoma tossico si distingue dal Morbo di Basedow perché generalmente non presenta:
- oftalmopatia infiltrativa (coinvolgimento degli occhi);
- mixedema pretibiale.
Nel Morbo di Plummer risultano invece particolarmente evidenti le manifestazioni cardiovascolari dell’ipertiroidismo, soprattutto:
- tachicardie persistenti;
- extrasistoli;
- fibrillazione atriale e altre aritmie.
Quando un adenoma diventa tossico?
Circa il 30-40% degli adenomi tiroidei può acquisire nel tempo una certa autonomia funzionale.
In questi casi il nodulo può evolvere verso forme:
- pretossiche, inizialmente senza sintomi evidenti;
- tossiche, con sviluppo di un vero e proprio quadro di ipertiroidismo.
Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici mediante:
- Ecografia tiroidea;
- esami del sangue per la funzionalità tiroidea;
- valutazione endocrinologica specialistica.
Diagnosi precoce e monitoraggio
La diagnosi precoce dell’adenoma tossico (Morbo di Plummer) consente di identificare tempestivamente eventuali alterazioni della funzione tiroidea e di prevenire complicanze cardiovascolari legate all’ipertiroidismo.
Un corretto programma di monitoraggio permette di seguire nel tempo l’evoluzione del nodulo e individuare il trattamento più appropriato per ogni paziente.